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Note elevate a Cristo

“Senza musica la vita sarebbe un errore” (Nietzsche), “La musica fa bene al cuore e all'anima” (Platone), “La musica è riconciliazione con Dio” (Patti Smith), “Chi canta prega due volte” (Sant'Agostino), “Il canto è segno della gioia del cuore” (At.), “Il cantare è proprio di chi ama” (Sant'Agostino): si potrebbe continuare a citare frasi celebri che riguardano la musica.

Sacro e profano in questa occasione concordano pienamente: la musica è bellezza.

Ma non tutto ciò che è musica può “entrare” in Chiesa.

Il Motu Proprio di sua Santità Pio PP. X sulla musica sacra recita:
“La musica sacra, come parte integrante della solenne liturgia ne partecipa il fine generale, che è la gloria di Dio e la santificazione ed edificazione dei fedeli.
Essa concorre ad accrescere il decoro e lo splendore delle cerimonie ecclesiastiche.
La musica sacra deve per conseguenza possedere nel grado migliore le qualità che sono proprie della liturgia e precisamente la santità e la bontà delle forme, onde sorge spontaneo l’altro carattere, che è l’universalità.
Deve essere santa e quindi escludere ogni profanità, non solo in sé medesima ma anche nel modo onde viene proposta per parte degli esecutori.”

Di fatto, sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all'azione liturgica.

“Deve essere arte vera, non essendo possibile che altrimenti abbia sull’animo di chi l’ascolta quell’efficacia, che la Chiesa intende ottenere accogliendo nella sua liturgia l’arte dei suoni.”

E tuttavia tale qualità da sola non basta. La musica liturgica deve infatti rispondere a suoi specifici requisiti: la piena aderenza ai testi che presenta, la consonanza con il tempo e il momento liturgico a cui è destinata, l'adeguata corrispondenza ai gesti che il rito propone. I vari momenti liturgici esigono, infatti, una propria espressione musicale, atta di volta in volta a far emergere la natura propria di un determinato rito, ora proclamando le meraviglie di Dio, ora manifestando sentimenti di lode, di supplica o anche di mestizia per l'esperienza dell'umano dolore, un'esperienza tuttavia che la fede apre alla prospettiva della speranza cristiana.

“Ma dovrà insieme essere universale in questo senso, che pur concedendosi ad ogni nazione di ammettere nelle composizioni chiesastiche quelle forme particolari che costituiscono in certo modo il carattere specifico della musica loro propria, queste però devono essere in tal maniera subordinate ai caratteri generali della musica sacra, che nessuno di altra nazione all’udirle debba provarne impressione non buona”.

In altri termini, il sacro ambito della celebrazione liturgica non deve mai diventare laboratorio di sperimentazioni o di pratiche compositive ed esecutive introdotte senza un'attenta verifica.

Dunque non c’è niente di più solenne e festoso nelle sacre celebrazioni di una assemblea che, tutta, esprime con il canto la sua pietà e la sua fede, ed è ciò che si verifica nella nostra Parrocchia.

Nella Chiesa di San Giovanni Ev. il coro è instancabilmente impegnato e partecipe alle celebrazioni nel corso di tutto l'anno liturgico; con passione, impegno, umiltà e dedizione prepara i canti e gli inni con prove settimanali, per prestare sempre al meglio il proprio contributo alla liturgia.

La scelta dei canti è sempre espressione di profonda riflessione e di attenzione al tempo liturgico e all'aderenza con la Parola di Cristo che si medita nella Santa Messa; da qualche anno il coro propone anche polifonie che rendono ancora più apprezzabile ed apprezzata la musica sacra.

Instancabilmente si cerca di mantenere vivo il raccordo con l'assemblea che non partecipa alla schola cantorum, per dare comunque la possibilità a tutti di cantare durante la celebrazione.

La scelta dei canti si alterna tra due presupposti: conservare, far conoscere e mantenere le tradizioni musicali del passato con canti e musiche d'autore e, contemporaneamente, rendere accessibile a tutti il canto, affiancando la lingua italiana al latino e melodie più orecchiabili a quelle più sofisticate.

I toni gregoriani sono sempre presenti nella liturgia, perchè definiti patrimonio imprescindibile dal Concilio Vaticano II per esprimere al meglio le parti della Messa.

Non si può, infine, dimenticare l'importanza degli strumenti musicali in accompagnamento alle voci dei coristi e dei solisti.

Chi partecipa alle celebrazioni ha potuto apprezzare il suono dell'organo, maestoso e completo, strumento scelto come il migliore da utilizzare nella liturgia. Nelle grandi solennità abbiamo la fortuna di apprezzare il suono degli ottoni, dei legni e, più di rado, anche degli archi. Tutti gli strumenti sono suonati da maestri professionisti, con criterio liturgico e con grande apprezzamento da parte dell'assemblea.

Insomma, l'arte musicale ha davvero un ruolo essenziale per la preghiera, la fede e la meditazione  dei parrocchiani della nostra comunità!

Se tutto ciò è possibile, dobbiamo ringraziare Don Claudio: grande esperto e conoscitore di musica, ha cresciuto e allevato giovani talenti musicali dopo aver studiato musica lui stesso e dimostra sempre grande attenzione a ciò che riguarda questo campo, riservando uno spazio fondamentale alla musica in ogni momento religioso.

Preghiamo, dunque, Cristo e Maria Santissima affinchè ci illuminino nell'impegno che portiamo avanti nella comunità cristiana: che sia sempre servizio e mai esibizionismo, perchè regni amore, concordia, sostegno e aiuto reciproco, fraternità, accoglienza, amicizia, umiltà e tutti i sentimenti cristiani che devono illuminare la nostra vita in ogni occasione.

La direttrice del coro,
Beatrice Malavenda
Il Coro

Foto e video della festa della B.V.M. del Rosario

Le foto della celebrazione e della processione per le vie del rione sono disponibili nella sezione Foto.

Ecco il video della S. Messa solenne delle 11.

 

 

La B.V. Maria festeggiata al rione 'Cristo'

Come ogni anno, domenica 5 ottobre si è festeggiata la solennità della Beata Vergine Maria del Santo Rosario, che con la solenne processione del 15 maggio 1938 è stata scelta come patrona del rione Cristo: una festività che è molto sentita in tutto il quartiere, basta vedere i numerosi fedeli accorsi in San Giovanni Evangelista per venerare il Simulacro della Vergine nel corso dell’intera settimana.

I festeggiamenti sono iniziati già lunedì con le Celebrazioni Eucaristiche vespertine e con il Santo Rosario e la Benedizione Eucaristica alle 21. Venerdì la giornata è stata interamente dedicata all’inaugurazione della mostra “Conoscere per Trasmettere”.

Domenica la chiesa era gremita alla Messa solenne delle ore 11, animata anche quest’anno dalla corale parrocchiale unita alla corale di Castelceriolo, fuse in un tutt’uno con l’organo e gli ottoni e raggiungendo ciò che la Costituzione Sacrosanctum Concilium qualifica come vero “fine della musica sacra”, cioè “la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli”.

Nel pomeriggio sono stati officiati i Vespri solenni, cantati in gregoriano da tutta l’assemblea alla presenza della rappresentanza ufficiale del Comune di Alessandria, nella persona dell’Assessore Maria Teresa Gotta, e la processione lungo Corso Acqui, esempio di consacrazione a Colei che ha voluto dire “Si” alla volontà del Signore. Hanno visto la partecipazione di centinaia di fedeli che gremivano la chiesa e buona parte del piazzale antistante. Sono stati presieduti da Don Mario Cesario, cappellano della Casa di Cura “Città di Alessandria” e assistiti da Mons. Claudio Moschini, parroco di San Giovanni Evangelista e da Don Giovanni Perazzi, parroco di Bistagno e docente di liturgia in seminario.

Come ricordato da Don Mario Cesario nel corso dell’omelia dei Vespri, Maria viveva una vita uguale a tutte le altre persone, non sottraendosi al lavoro quotidiano. Nei documenti conciliari infatti si legge che "Maria viveva sulla terra una vita comune a tutti piena di sollecitudine familiare e di lavoro”. La Vergine in questo modo ha ottenuto l’accesso in Paradiso e non semplicemente perché l’Angelo gli ha annunciato la nascita del Salvatore.

Si è dovuto allungare la processione in corso di svolgimento a causa dell’enorme partecipazione di fedeli. è stata animata dalla Banda Musicale di Fubine e ha visto la partecipazione della Confraternita di San Bartolomeo di Fabbriche di Voltri (GE) con le due statue del Cristo che, dopo la benedizione finale, hanno fatto “ballare” all’interno della chiesa intrattenendo i fedeli rimasti ad ammirare lo spettacolo.

Tutti i segni per le funzioni sono stati suonati manualmente dai campanari dell’Associazione Campanari del Monferrato insieme ad alcuni provenienti dalle province di Milano e di Bergamo.

Bisogna quindi tornare all’essenziale e a quella fede autentica di qualche decennio fa. La devozione alla Vergine Maria del Santo Rosario, infatti, fa ripassare alla nostra mente la contemplazione dei misteri della redenzione. La recita del Santo Rosario, infatti, non è, come tanti pensano, solo una preghiera rivolta a Maria, ma è una preghiera che ha come fondamento Cristo.

La Vergine del Rosario ci ricorda Cristo unico Salvatore, unico mediatore presso Dio. In questa mediazione Maria è associata al Figlio ed ha un ruolo importante nella mediazione unica che appartiene, appunto, a Gesù. I festeggiamenti proseguiranno domenica con la tradizionale “Festa del Cristo” lungo Corso Acqui.

Chiediamo quindi alla Beata Vergine del Santo Rosario di insegnarci a considerare la vita quotidiana come il cantiere in cui si costruisce la vita ultraterrena.

Luca Sturla

La festa entra nel vivo

Il quartiere “Cristo” di Alessandria anche quest’anno si è vestito a festa.
Martedì 30 settembre, infatti, presso la Chiesa parrocchiale di “San Giovanni Evangelista” (Corso Acqui) si sono aperti i festeggiamenti per la Solennitàdella Beata Vergine Maria del Santo Rosario.
Le celebrazioni proseguono ancora in questi ultimi giorni.
Ieri alle 15:30 conferenza di Don Maurilio Guasco dal titolo “Ecumenismo: un solo albero e molti rami”. Alle 16:30 concerto d’organo, quindi è seguita la visita alla mostra “Conoscere per Trasmettere” accompagnata da spunti culinari Kosher. Alle 18, come tutti i giorni, si è tenuta la Celebrazione Eucaristica, poi, alle 21, si è conclusa la giornata con il Santo Rosario seguito dalla Benedizione Eucaristica.
Oggi, vigilia della Solennità, alle ore 17.30 si canteranno i Primi Vespri della festa seguiti, alle 18,dalla Santa Messa.
Il programma di domani vede alle 9 la Santa Messa, alle ore 11 la Santa Messa Solenne e, alle 17, si concluderanno i festeggiamenti con il canto dei Vespri Solenni a cui seguirà la processione per le vie del rione con i Crocifissi processionali delle confraternite liguri.

Luca Sturla

Solennità della B.V.M. del Santo Rosario

Come ogni anno, la prima domenica di ottobre il quartiere “Cristo” di Alessandria festeggia la solennità della Beata Vergine Maria del Santo Rosario, che con la solenne processione del 15 maggio 1938 è stata scelta come patrona del rione. Una festività che ogni anno suscita commozione ed entusiasmo nei fedeli provenienti da tutte le parrocchie del quartiere che si radunano nella chiesa di San Giovanni Evangelista.

Le celebrazioni inizieranno martedì 30 settembre e si concluderanno domenica 5 ottobre.

Il programma vede tutti i giorni alle 17:30 la recita del Santo Rosario, alle 18 la Santa Messa Vespertina e alle 21 il Santo Rosario e la Benedizione Eucaristica.

Venerdì 3 ottobre, in occasione dell’inaugurazione della mostra “Conoscere per Trasmettere”, il cui programma verrà presentato la settimana prossima nel corso di una conferenza stampa, non verrà recitato il Santo Rosario delle 17:30 né, tantomeno, i Vespri alle 18.

Sabato 4, vigilia della solennità, alle 17:30 verranno cantati i Primi Vespri e alle 18 si terrà la Celebrazione Eucaristica.

Domenica 5 alle 9 verrà celebrata la prima Messa, e alle 11 la Santa Messa solenne. Nel pomeriggio, alle 17, si canteranno i Vespri Solenni al termine dei quali si snoderà la Processione per le vie del rione, che vedrà anche quest’anno la presenza delle confraternite liguri con i loro Crocifissi processionali.

Una certa mentalità potrebbe trovare la preghiera del Rosario una pratica fuori luogo per il mondo moderno. Le parole non sono mai state così tante e tanto libere: basta il tempo di un “cinguettìo” ed il “detto” diventa subito un “già detto”: occorre essere originali, o se ne rimarrà travolti.

Se così vanno le cose tra gli uomini, penserà qualcuno, perchè non dovrebbero andare diversamente con l'Altissimo? E allora, che senso ha ripetere per cinquanta volte la stessa Ave Maria? É una preghiera adatta solo per la gente semplice dei tempi andati?

Evidentemente le cose non stanno così.

La preghiera del Rosario conduce il Cristiano lontano: lo guida nella Grotta di Betlemme, nel fiume Giordano, nell'orto degli Ulivi fin sul Golgota, nel Cenacolo della Pentecoste, nella gloria dell'Assunzione.
Si tratta, a ben vedere, di realtà che nessuna mente umana potrà mai contemplare compiutamente: nemmeno un fiume di parole umane potrà mai descrivere pienamente uno solo dei misteri del Rosario, neppure a costo di riempire le biblioteche (oppure il web) dei più dotti trattati.

Rincorrere le parole umane sarebbe inutile quanto frustrante: solo nella umile ripetizione delle parole dell'Angelo la nostra preghiera può associarsi al Coro Celeste.

Lo avevano capito bene i nostri nonni, che si trattenevano nella preghiera del Rosario in tante occasioni. Conoscendo il lavoro della campagna, sapevano che per avere un buon raccolto occorre lavorare la terra con infiniti solchi di vanga. Un gesto ripetitivo, talvolta faticoso, ma indispensabile per ottenere un buon frutto ed un abbondante raccolto: la stessa umiltà, la stessa dedizione deve essere il tratto distintivo dell'anima che si eleva a Dio.

E' questa la grande lezione che Maria ci dona attraverso il Rosario: vale davvero la pena, soprattutto per i più giovani, di superare qualche iniziale ritrosia, per aprirsi alla sapienza antica di questa preghiera così semplice e profonda.

Maria è la nostra speranza e la nostra forza, ci assiste e ci protegge con amore materno.
A lei rivolgiamo la nostra comune preghiera: “Maria, piena di grazia, prega sempre per noi!”.

Luca Sturla

Una giornata all'insegna della fraternità

Papa Francesco, qualche settimana fa, ci ha donato questo messaggio “Perché sia pace in una comunità, in una famiglia, in un Paese, nel mondo dobbiamo cominciare ad essere con il Signore. E dov'è il Signore non c'è invidia, non c'è criminalità, non ci sono gelosie. C'è fratellanza”. Il Papa ha poi continuato “la lingua, le chiacchiere, il pettegolezzo sono armi che ogni giorno insidiano la comunità seminando invidia, gelosia e bramosia di potere”: quanta verità in queste parole! La forza della fede cristiana sta nel combattere queste situazioni che generano odio e discordie per trasformarle in pace e fraternità.

 

La fraternità infatti designa un legame profondo all'interno delle nostre comunità parrocchiali, che viene quotidianamente messo a dura prova dalle fragilità umane: solo affidandosi a Cristo è possibile vivere la propria cristianità in modo bello ed edificante.

La rabbia, le maldicenze, la cattiveria gratuita e i rancori non sono sentimenti cristiani; le invidie, l'arroganza, gli egoismi e i risentimenti devono restare fuori dalla Chiesa, ma non solo dalla chiesa come edificio! Devono restare fuori dai nostri cuori di fedeli.

Nel giorno in cui il quartiere Cristo ha celebrato la sua Patrona, la fratellanza, la serenità e la concordia hanno reso la festa per la Madonna del Rosario un'occasione di raccoglimento e preghiera sincera. Il nostro Vescovo Mons. Guido Gallese ha affermato che ognuno di noi è chiamato a portare nel mondo la parola del Vangelo.
L'impegno di tutti noi deve essere quindi instancabile affinché l'insegnamento di Cristo sia sempre guida ai nostri passi e alle azioni verso noi stessi e ancor di più verso i nostri fratelli.

Amicizia, aiuto reciproco, condivisione, operosità e molto altro ancora è stato dimostrato in questa giornata di festa nella Parrocchia di San Giovanni Evangelista: il brutto tempo non ha scoraggiato i fedeli che si sono uniti agli organizzatori per rendere possibile lo svolgimento della processione, parroci provenienti da diverse realtà hanno partecipato alle celebrazioni per portare anch'essi il loro contributo di guida e testimonianza di fede, sono state realizzate collaborazioni che hanno riguardato l'ambito musicale e coristico, le campane, la liturgia.

Ma più di tutto il resto, ogni presente ha dimostrato la propria viva e autentica devozione a Dio e alla Madonna. È stata dunque una giornata all'insegna della fraternità: saremo veri figli di Dio e autentici portatori sulla terra della sua parola se seguiamo il Vangelo e i comandamenti di Gesù, se siamo disposti ad accogliere la misericordia e la provvidenza dentro di noi, se dimostriamo carità e sostegno verso il prossimo.

La consapevolezza che Dio unisce, che la Chiesa può essere ancora una casa per tutti, che i nostri “pastori” sono riferimenti forti nei nostri giorni di tribolazioni e affanni, che esistono ancora persone disposte a dire il loro “SI” al Signore come ha fatto Maria Santissima è davvero emozionante.

Un noto canto liturgico recita “amatevi fratelli come io ho amato voi”, dunque amiamoci davvero l'un l'altro, crediamo davvero fermamente in Dio affidandoci al suo volere e poniamo senza paura le nostre vite in mano a Maria: la meditazione e la recita del Santo Rosario ci siano d'aiuto per dimostrare sempre al meglio la nostra fede con umiltà e gioia e per superare tutto ciò che può ostacolare il nostro cammino cristiano.

Beatrice Malavenda

Storia delle confraternite liguri

L’origine delle Confraternite viene fatta risalire all’anno 1230 quando si svolgono in Italia le prime processioni di ‘battuti’ cioè di flagellanti. Questa pratica di devozione popolare si consolida dal 1260 dopo che una grande processione di flagellanti, partiti dall’Umbria, giunge in Liguria. A Genova nel 1300 esistono già delle Confraternite (Casacce) cittadine (S.Giovanni, S.Giacomo di Pre, S.Caterina, S.Antonio) e ne vengono fondate altre, quali S.Bartolomeo, S.Giorgio e S.Croce. Nell’entroterra e sulla costa in quegli anni sorgono S.Giacomo di Pino, S.Stefano di Rivarolo, S.Martino di Pegli, S.Ambrogio di Voltri e SS.Nicolò ed Erasmo di Voltri. I secoli XVII-XVIII sono gli anni del massimo splendore per le Casacce genovesi e liguri: ogni processione era una parata festosa e spettacolare.

Il periodo dopo la Rivoluzione francese è invece uno dei più bui per le confraternite: nel 1798 il Direttorio legislativo della Repubblica Ligure ordina la requisizione dei preziosi di Chiese, Conventi ed Oratori. Nel 1814 i francesi lasciano la Liguria; molte Confraternite si ricostituiscono e riprendono le processioni, mentre altre non riaprono più i battenti. La riorganizzazione urbanistica di Genova, nella seconda metà del secolo scorso chiude definitivamente la storia delle secolari Casacce cittadine, mentre le Confraternite dell’entroterra e della riviera continuano tuttora la propria attività. Le Confraternite di Genova unitamente a quelle delle valli voltresi (tra cui quella di San Bartolomeo alle Fabbriche che ha partecipato alla processione della Beata Vergine del Santo Rosario) hanno organizzato un percorso che unisce storia, arte e fede, ponendo al centro dell’attenzione i luoghi (gli oratori e le chiese sede delle confraternite), i crocifissi e le statue dei santi, raffiguranti momenti significativi della vita dei canonizzati.

Beatrice Malavenda

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26th January